Perché la Sicilia è l’eldorado delle rinnovabili

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Le disfunzioni del mercato locale vanno risolte anche se “attraggono gli investimenti”

La Sicilia è in cima all’interesse di chi vuole investire in rinnovabili per molte ragioni. La prima naturalmente è che è ricca di sole, di vento e di aree disponibili. Ma non è tutto qui. Un’altra ragione è che, per l’insufficienza dell’infrastruttura di rete e la vetustà degli impianti con cui copre il suo fabbisogno, ha un prezzo dell’energia elettrica più alto di ogni altra regione italiana, di fatto restando l’unico caso significativo di elevato differenziale tra le zone del nostro mercato. La cosa ha evidenti riflessi sulla redditività della generazione di energia nell’Isola: come testimonia ogni trimestre l’analisi del mercato di Rie sulla Staffetta, la marginalità per la produzione termoelettrica in Sicilia è sistematicamente molto superiore al resto d’Italia.

Un fatto di cui beneficiano non solo i produttori convenzionali come Enel, EP Produzione, Erg o A2A, ma – a maggior ragione – anche tutti gli operatori da rinnovabili che, pur avendo costi di produzione variabili nulli, incassano per l’energia quanto un turbogas (in aggiunta agli incentivi). A ricordarcelo è stata oggi anche la società di consulenza LevelTen, che nel suo rapporto sui contratti Ppa scrive che il mercato italiano è particolarmente attraente per le rinnovabili per due ragioni: i prezzi all’ingrosso elevati e la “rigidità strutturale” della zona Sicilia. Su quest’ultimo aspetto però bisogna intendersi.

Se per “strutturale” intendiamo che il differenziale di diverse decine di euro tra Sicilia e terraferma c’è stato e c’è a causa di carenze di interconnessione interne e col Continente ancora in parte irrisolte, il fatto è pacifico. Ma in futuro? Lungi dall’essere “strutturale”, il problema può e deve essere risolto (e in verità avrebbe dovuto esserlo da tempo). Qualcuno forse ricorderà che quando nel 2014 l’allora governo Renzi varò una norma per calmierare i prezzi siciliani, a lamentarsi non furono solo i produttori termoelettrici, che in una nota ne chiesero invano lo stralcio, ma – pur se a mezza bocca – anche alcuni operatori rinnovabili, che su quella disfunzionalità del sistema avevano forse basato le proprie previsioni finanziarie. Ma la disfunzionalità resta tale e va risolta, non certo perpetuata perché attrae gli investimenti.