Nuova potenza elettrica: tre quarti da rinnovabili, ma il carbone cresce ancora

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Eolico e solare insieme contribuiscono per oltre i due terzi della nuova capacità elettrica installata nel mondo nel 2019. Il nuovo report Power Transition Trends 2020 di BloombergNEF

Il fotovoltaico è la prima fonte per potenza elettrica aggiunta l’anno scorso, sia a livello mondiale che in dozzine di paesi, tra i quali l’Italia, oltre ad Australia, India, Namibia, Uruguay e Stati Uniti. Con un record di 118 GW connessi, il FV ha superato tutte le altre tecnologie e ha contribuito per quasi la metà di tutta la nuova capacità mondiale 2019.

Il dato emerge dal nuovo report Power Transition Trends 2020 di BloombergNEF (BNEF), che tiene traccia dell’evoluzione del parco elettrico mondiale negli ultimi dieci anni. In un decennio, si evidenzia, il solare FV è passato da soli 43,7 GW di capacità totale installata nel 2010 a 651 GW a fine 2019. L’anno scorso il solare ha anche superato l’eolico (644 GW) per diventare la quarta fonte per potenza cumulata, dietro a carbone (2.089 GW), gas (1.812 GW) e idroelettrico (1.160 GW).

Certo, se si guarda alla produzione, i contributi del fotovoltaico sono notevolmente più bassi, a causa dei fattori di capacità inferiori rispetto alle fossili. Nel 2019, il FV rappresentava il 2,7% dell’elettricità generata in tutto il mondo, ha rilevato BNEF, rispetto allo 0,16% di dieci anni fa. Data la crescente competitività della tecnologia e la limitata penetrazione su base generazionale, BNEF prevede che il mercato continuerà a crescere, con 140-178 GW di nuovo solare da costruire nel 2022. L’eolico e il solare assieme – emerge dalla pubblicazione – hanno rappresentato oltre i due terzi dei 265 GW di nuova potenza elettrica installata in tutto il mondo nel 2019, rispetto a meno di un quarto nel 2010.

Per la prima volta, le due tecnologie hanno rappresentato la fetta più grande anche della nuova generazione registrata nel 2019. Includendo l’idroelettrico, le rinnovabili hanno rappresentato i tre quarti della capacità commissionata nel 2019. Meno incoraggianti i dati sul nemico numero uno del clima, il carbone. Se è vero che dal 2018 al 2019, l’energia prodotta dal carbone è diminuita del 3% poiché gli impianti hanno funzionato meno frequentemente, va ricordato che i 9.200 TWh prodotti dal carbone nel 2019 sono aumentati del 17% rispetto al 2010.

La diminuzione della produzione da carbone dal 2018 al 2019 ha segnato il primo calo dal 2014-2015; tuttavia il mondo ha molte più centrali a carbone oggi rispetto a un decennio fa, anche se funzionano meno spesso. Il tasso di utilizzo medio delle centrali elettriche a carbone è sceso dal 57% nel 2010 al 50% nel 2019. La potenza globale da carbone è aumentata del 32% nel decennio per raggiungere 1 TW nel 2019. Oltre 113 GW di ritiri netti di carbone nei paesi sviluppati durante gli anni 2010 non sono infatti stati in grado di compensare il flusso di 691
GW di nuovo carbone netto nei mercati emergenti.

Nel 2019, il mondo ha visto l’installazione di 39 GW di nuova potenza netta di carbone, in aumento significativo rispetto al 2018, quando sono stati completati 19 GW di carbone. “I paesi più ricchi stanno abbandonando rapidamente gli impianti a carbone più vecchi e inefficienti perché non possono competere con nuovi progetti di gas o energie rinnovabili”, ha affermato Ethan Zindler, capo delle Americhe di BNEF. “Tuttavia, nelle nazioni meno sviluppate, in particolare nell’Asia meridionale e sudorientale, continuano ad essere in  funzione nuove centrali a carbone più efficienti, spesso con il sostegno finanziario di istituti di credito cinesi e giapponesi“.
BNEF stima che le emissioni di CO2 del settore energetico globale siano diminuite dell’1,5% nel 2018-2019, poiché il calo negli Stati Uniti e nell’UE ha più che compensato un aumento dalla Cina, che ha rappresentato il 37% del totale del 2019. Seguono gli Stati Uniti con il 14% e l’UE con il 6%.

Fonte: QualEnergia