Carbone, anche la Cina punta sulle rinnovabili

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Pechino ha bloccato la costruzione di nuove centrali alimentate dal combustibile fossile. Mentre in Europa Italia, Francia, Finlandia, Portogallo, Irlanda, Austria, Svezia e Danimarca le chiuderanno entro il 2025

Donald Trump è sempre più isolato nel suo proposito di far ripartire la produzione e il consumo di carbone negli Stati Uniti, per garantire lavoro e profitti agli Stati “carboniferi” che lo hanno votato in massa. Molti Paesi europei, infatti, hanno già fissato una data per la chiusura delle loro centrali. Mentre la Cina ha bloccato la costruzione di nuove centrali e sta puntando decisamente sulle rinnovabili.

Il pericolo gas serra. Il carbone è estremamente inquinante: per le polveri sottili (ne sanno qualcosa le metropoli cinesi), ma soprattutto per l’anidride carbonica, principale gas serra. A parità di elettricità prodotta, questo combustibile emette il 40% in più di CO2 rispetto al gas naturale e il 20% in più rispetto al petrolio. I principali esperti mondiali sono concordi nel sostenere che la chiusura delle centrali a carbone è una condizione necessaria per il raggiungimento degli obiettivi dell’accordo di Parigi sul clima.
La situazione in Europa. Il Belgio ha già fermato le centrali a carbone nel 2016. Italia, Francia, Finlandia, Portogallo, Irlanda, Austria, Svezia e Danimarca le chiuderanno entro il 2025, l’Olanda nel 2030. La Gran Bretagna, prima e dopo la Brexit, ha confermato la volontà di rinunciare al carbone entro il 2025. La Germania, che ricava dal carbone il 40% della sua elettricità, non ha ancora fissato una data per l’abbandono di questo combustibile fossile. Berlino tuttavia è leader nelle rinnovabili, col 33% dell’elettricità da fonti pulite. Lo stesso non si può dire per altri paesi dell’est: la Polonia ricava dal carbone l’80% della sua elettricità, Repubblica Ceca, Bulgaria e Grecia il 50%. Nel dicembre del 2017 l’Unione europea ha deciso la riduzione progressiva dei sussidi alle centrali a carbone a partire dal 2025 e l’abolizione di questi dal 2030.

La Cina vuole investire 361 miliardi nelle rinnovabili. Il Dragone è il principale produttore di gas serra al mondo (28% delle emissioni) e conta soprattutto sul carbone per la produzione di energia, con risultati disastrosi per l’inquinamento atmosferico. Per questo, a gennaio 2017 ha annunciato che fermerà la costruzione di 104 nuove centrali a carbone e che investirà 361 miliardi di dollari fino al 2020 in fonti di energia rinnovabili, per arrivare a quella data al 15% del mix energetico. Un investimento che creerà 13 milioni di posti di lavoro nel settore. Nel 2016 la Cina è diventata il primo produttore di energia solare al mondo, mentre il costo delle sue centrali fotovoltaiche è crollato del 40%.

Fonte: Lettera43