Borse elettriche Ue, domanda sempre più debole e prezzi ai minimi storici

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Siamo in un mercato lungo mentre a Bruxelles si devono disegnare le regole per armonizzare i capacity market. Intanto, a livello di prezzi all’ingrosso la liberalizzazione mostra i suoi effetti positivi

Domanda sempre più debole e prezzi in ulteriore caduta. Questo, in estrema sintesi, il bilancio dell’ultima settimana delle borse elettriche europee. Secondo diversi indicatori il rischio di una decisa entrata in recessione, che da alcuni mesi incombe sull’area euro, sembrava scongiurato e si intravvedevano i primi segnali di ripresa. Ora la crisi cinese riporta anche il sistema economico europeo verso la stagnazione che si ripercuote ovviamente sulla domanda di energia. Si aggiunge poi il fattore climatico, con l’inverno più mite da oltre due secoli a questa parte e cade quindi il consumo per riscaldamento nel civile e nel terziario.

In Italia questo secondo aspetto della contrazione dei prelievi è meno evidente, perché il riscaldamento è basato prevalentemente sul gas nelle aree urbane, sul gpl e sulle biomasse nelle zone rurali e solo in misura molto limitata sull’elettricità. Pur se in misura inferiore rispetto all’Europa continentale, il fattore climatico gioca comunque un ruolo e spiega sostanzialmente la contrazione dei carichi sulla rete che sfiora il 2% sul 2019. Nell’immediato invece la caduta dell’1,67% sulla settimana precedente può essere ricondotta per lo più all’andamento della congiuntura economica.

Siamo dunque in un mercato “lungo” in cui si ripropone una situazione di tendenziale sovracapacità, e nel momento in cui a Bruxelles si devono disegnare le regole per armonizzare i meccanismi di remunerazione della capacità, oggi molto differenti tra i diversi paesi, quest’abbondanza di offerta viene polemicamente utilizzata dai critici del capacity market che invocano misure più restrittive e strettamente tarate sull’adeguatezza della potenza disponibile, ignorando – o almeno minimizzando – il ruolo del termoelettrico come back up delle rinnovabili. In questo contesto intanto i prezzi sono ai minimi storici, sotto i 30 €/MWh in Francia e Germania ed in Italia il PUN è scivolato a 39,04 €/MWh, perdendo in una settimana il 4,7%.

La competizione è vivace e la disponibilità di energia estera è in crescita, perché il mercato è “lungo” su scala europea. I prezzi del gas poi non si schiodano dai 10 €/MWh con un differenziale tra PSV e TTF, minimo e pienamente giustificato dai costi del trasporto internazionale. Insomma a livello dei prezzi all’ingrosso il mercato funziona e la liberalizzazione mostra i suoi effetti positivi. Peccato che il discorso cambi completamente quando si passa al mercato al dettaglio, distorto dagli incentivi e dai balzelli caricati sugli oneri di sistema.

Fonte: Energy Advisors – Quotidiano Energia